La storia della valle - Terchio

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La storia della valle

Il borgo di Groppodalosio di epoca altomedievale è sorto e si è sviluppato lungo il percorso più antico della strada Francigena, localmente denominata “Lombarda” che attraversava che era una delle direttrici principali di collegamento, già in epoca Romana e successivamente per tutto il medioevo, tra Luni e Parma. Il percorso si snodava da “Sorano” già insediamento Bizantino, ove sorge l’omonima Pieve, saliva a Ceretoli per raggiungere Arzengio (quota 450 mt. sul livello del mare) e da qui la Valdantena (ampio territorio abitato con numerosi nuclei già in epoca altomedievale), toccando Toplecca (quota 589 s.l.m.), per proseguire poi diramandosi all’altezza del Borgo di Groppodalosio (quota 520 s.l.m.) attraversando un’antico ponte medievale, verso il passo della Cisa (Montebardone) o verso Pracchiola per arrivare al passo del Cirone, e quindi scendere poi a Parma. Il borgo di Groppodalosio è un nucleo di primaria importanza sotto l’aspetto storico - residenziale del territorio pontremolese ricompreso nel territorio della “Valdantena” , inteso come tratto di valle percorso dal Fiume Magra, che si inizia al di sotto del villaggio di Pracchiola sino alla confluenza della Civasola, nel tratto chiuso tra i rilievi del monte Cucchero a destra, e le propaggini di Logarghena sul fianco sinistro. Il borgo mantiene tuttora  il carattere rurale documentato dalla organizzazione urbanistica (aie , uso “ agricolo “ dei piani terra , percorsi voltati), dalla sistemazione agraria dell’intorno (orti , piccoli annessi agricoli, fontane), dalla localizzazione rispetto alla maglia viaria storica. Il tessuto edilizio risulta compatto e attestato su percorsi viari di attraversamento e di connessione interfrazionale. Nel paesaggio mantiene il preminente carattere di “elemento isolato“ nel contesto territoriale, con zone coltivate che ne delineano i contorni e che filtrano le estese superfici boscate. La conservazione della minuta maglia di frazionamento poderale delle aree immediatamente adiacenti al nucleo abitato testimonia il perdurare di una organizzazione agricola di “sostentamento“ familiare : i muretti a secco, le siepi e le alberature a filari che delimitano i confini poderali costituiscono la testimonianza visiva dell’originale assetto agrario. La tipologia edilizia è riconducibile all’originaria casa a corte con utilizzo agricolo, con successive trasformazioni ed ampliamenti modificando parzialmente la tipologia, che si modifica in alcuni casi con fabbricati aventi distribuzione in “linea” e a “schiera”. Il borgo di Groppodalosio per caratteri paesaggistici e tipologici costituiscono un “unicum“ del territorio pontremolese in quanto caratterizzati da un ambiente prettamente collinare, in affaccio sulla valle del Magra, in un comune come Pontremoli per lo più caratterizzato da habitat montani e premontani. Dei borghi di Groppodalosio e Pracchiola si hanno notizie storiche già dai libri dell’estimo del 1508, redatti a seguito dell’incendio del 1495, che permettono di delineare sulla base di documenti storici l’organizzazione agraria che costituisce la base della struttura territoriale ed economica pontremolese, in cui risulta che il territorio pontremolese era costituito da “ Ville “. Con la riforma statutaria del 1579 il territorio fu suddiviso in : Burgus (nucleo urbano di Pontremoli), abitato dai “ burgenses “ e Distretto (territorio aperto), abitato dai districtuales. I libri dell’Estimo permettono di definire l’organizzazione rurale dei diversi ambiti e in particolare per i borghi di Groppodalosio e Toplecca. Appaiono censite tutte le terre a coltura delle Valli della Capria, del Gorgoglione e dell’alta Valdantena. Queste terre, che comprendevano 14 ville (Scorcetoli, Ponticello, Canale, Monteluscio, Sommo Caprio, Serravalle, Dobbiana, eretoli, Arzengio, Toplecca, Versola, Casalina, Previdale,  Groppodalosio) avevano come confini geografici a nord la sponda sinistra del torrente Civasola, a est l’Appennino tosco-emiliano con i monti Orsaro (1831 m. s.l.m.), Braiola (1821 m. s.l.m.) e Marmagna (1852 m. s.l.m.), a sud il torrente Caprio e ad ovest il lato sinistro del fiume Magra. Ancora una volta a dominare era la coltura della castagna che troviamo in particolar modo nei terreni dei borghi di Dobbiana, Toplecca e Groppodalosio. Per quanto riguarda gli animali li troviamo soprattutto sui terreni del borgo di Arzengio, ricca di terre campive, situata a 480 m. s.l.m. sulla pendice del monte Crocetta, alla sinistra della Magra e della strada della Cisa. Al fine di individuare i caratteri ambientali originali da tutelare, è opportuno citare, dagli Statuti le tecniche agrarie del periodo : -  le colture promiscue venivano limitate ; -  si vietava di far crescere alberi di alto fusto; -  si obbligava ad estirpare alberi che non facevano frutti e si imponeva di potare piante fino ad una altezza di sette braccia per limitare le zone di ombra; -  Era diffusa la pratica dell’alternanza grano – lupini per il foraggio di pecore e capre ; -  Per la concimazione dei terreni era in uso la pratica del debbio : si bruciava lo strato superficiale del terreno prima della semina e la cenere veniva utilizzata come fertilizzante . In riferimento al borgo di Groppodalosio le principali coltivazioni erano :
1) cereali e i legumi: (frumento , orzo , segale , ceci )
2) vite, coltivata maritata a frassini , olmi , aceri e pioppi , era coltivata sul 7% del territorio e non costituiva quindi, per ragioni climatiche , una coltivazione primaria . Il vino “ buono “ era riservato al padrone mentre al contadino rimaneva il torchiato aromatizzato con mele ed essenze vegetali. Era vietato importare il vino prodotto al di fuori del distretto.
3) La castagna: era predominante la coltivazione, per la produzione della farina che veniva utilizzata per il sostentamento della famiglia. Seccata nei gradili interni a i nuclei abitati. La macinatura avveniva nei mulini ad acqua.
Il ceto dei districtuales era costituito da proprietari terrieri, tra i quali venivano eletti i Consoli con mansioni di polizia e di organizzazione militare a servizio del Podestà, e da contadini che o prendevano i terreni in affitto o a mezzadria . I mezzadri dovevano spartire il raccolto con il padrone (dominus). Gli affittuari erano obbligati a versare pensione, redditus e mazariam a scadenze prestabilite. Il ceto contadino più umile era costituito dai “ villani “, uomini non liberi, in piena proprietà del dominus. I terreni agricoli vicini alle ville vennero chiamati “ donnicata burgensium in pertiensis castrorum et villanorum”. L’allevamento costituiva per i borghi in oggetto assieme alla coltivazione della castagna la forma principale dell’economia agricola. La lavorazione del formaggio, effettuata con attrezzi in legno fabbricati dal pastore, veniva limitata all’autoconsumo. La differenziazione delle gabelle testimonia la “produzione “ di tre tipi di formaggio : formaggio dolce, formaggio nostrano, formaggio salato. I prezzi del formaggio e dell’olio venivano fissatidalla Comunità. Il burro veniva conservato in luoghi freschi in foglie di castagno. Il maiale era invece allevato per la macellazione; si producevano carni fresche e salate, insaccati e strutto. L’allevamento degli ovini era mirato soprattutto alla produzione del latte per ricavarne formaggio e per la lana. Tra la fine del XVII fino
all’Unità d’ Italia, escluso il periodo della dominazione francese, Pontremoli fu sotto il dominio del Granducato di Toscana che, nel 1739, fu assegnato alla famiglia austriaca degli Asburgo Lorena che succedeva ai Medici. Il duca Francesco III, primo granduca del casato austriaco, mirò subito la riorganizzazione dell’intero territorio granducale. Nel 1750 fu commissionata ad Edoardo Ximenes una carta topografica generale della Toscana e la compilazione di una storia naturale dei paesi del Granducato, elaborata da Giovanni Targioni Tozzetti nel 1750 e titolata “Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali e gli antichi monumenti“. La conoscenza diretta del territorio costituì quindi il primo atto di una “feconda reggenza “ che intendeva valorizzare le risorse naturali e monumentali e incentivare le potenzialità economiche ad esse legate. Fu istituito in periodo granducale il catasto Leopoldino, voluto da Leopoldo II per riordinare e modernizzare le strutture di controllo sulla proprietà e fiscali. Nel 1765 divenne Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. L’attenta amministrazione e il contenimento della spesa pubblica furono tra i primi obiettivi della sua politica mirata ad un vasto programma di riforme dell’apparato statale e di ristrutturazione dell’assetto territoriale toscano. Pietro Leopoldo introdusse la “Riforma agraria“ ed emanò un decreto che ordinava rilevazioni statistiche sulla situazione economica del paese e, in particolare, per la ristrutturazione del settore agricolo. La riforma agraria introdusse la mezzadria, un modello di contratto che caratterizza l’agricoltura toscana. Le mappe leopoldine relative a Pontremoli, conservate nell’Archivio di Stato di Massa e di Pontremoli, permettono quindi di avere una completa visione del tessuto storico dell’intero territorio per valutarne le valenze storico/urbanistiche e ricostruire il meccanismo evolutivo. Le mappe del catasto Leopoldino consentono di individuare l’assetto strutturale del territorio. L’analisi dei dati storici e della cartografia del Catasto Leopoldino consentono di definire alcuni elementi essenziali che caratterizzano il territorio del Comune di Pontremoli 1) La struttura del territorio aperto è definita  dal sistema delle valli. La organizzazione territoriale definita dagli Estimi e la lettura della cartografia storica consentono di affermare che l’organizzazione territoriale pontremolese è da sempre basata sulla suddivisione in ambiti vallivi pressoché autonomi ma convergenti nella Città di Pontremoli. Tale strutturazione, la cui ossatura è definita dal reticolo idrografico, è documentata dalla maglia viaria, dalla localizzazione dei principali nuclei abitati, dalle caratterizzazioni agricole che contraddistinguono i vari ambiti. 2) L’organizzazione territoriale è basata sulla netta divisione socio – economica e funzionale tra il territorio aperto (il Distretto) e il capoluogo (il Burgus). Il baricentro territoriale del territorio comunale è la città di Pontremoli, sede politica, istituzionale culturale e commerciale del territorio. Gli estimi evidenziano una netta divisione tra la campagna, abitata dai villani o districtuales, e la città, abitata dai burgenses.
L’analisi delle cartografia territoriale, sia storica che attuale, consente di evidenziare alcuni dati fondamentali per l’interpretazione del territorio : 1) la matrice strutturale e insediativa è definita dalle valli che definiscono ambiti territoriali autonomi; 2) gli insediamenti storici (e ville), localizzati in ambito collinare e premontano, hanno conformazione compatta e accentrata e sono localizzati in aree “strategiche” per il controllo del territorio e favorevoli per esposizione e conformazione, alle coltivazioni; 3) I piccoli nuclei rurali e gli edifici sparsi di matrice
storica si attestano in punti nodali della viabilità storica e hanno conformazione tipologica riconducibile alla esigenze strutturali per la conduzione del fondo: 4) La maglia poderale risulta estremamente frazionata e irregolare in prossimità dei borghi e dei piccoli nuclei storici ; 5) La rete viaria è caratterizzata da tracciati  primari di interconnessione regionale (Via della Cisa – Via del Bratello – Via del Cirone), da percorsi intercomunali di raccordo frazioni – capoluogo, di strade interfrazionali di connessione tra nuclei storici gravitanti nella stessa valle ; 6) Le aree di produzione agricola sono localizzate in ambiti gravitanti attorno ai nuclei storici e ai piccoli nuclei rurali.

I borgo di Groppodalosio ben rappresenta questa organizzazione territoriale di matrice storica. Tale omogeneità, che costituisce una risorsa territoriale che supera per potenzialità di sviluppo il recupero edilizio del singolo centro storico, attualmente non viene valorizzata soprattutto per la inadeguatezza dei collegamenti viari carrabili che, gravitando su pendici distinte, non consentono di cogliere la unitarietà del sistema insediativo originale .

 
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